No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20170816

Alone

Halo - Juana Molina (2017)

Settimo disco dell'artista argentina, della quale vi ho parlato in passato, ma mai recensendone un lavoro. Percorso particolare: attrice comica, nata da padre cantante di tango e madre attrice e modella, registra il suo primo pezzo musicale a cinque anni insieme al padre Horacio Molina. La madre Chunchuna Villafane era forse più appassionata di musica del padre, e da grande collezionista di dischi la "espose" a diversissimi generi musicali fin da bambina. La famiglia si autoesilia in Francia nel 1976 per scappare dalla dittatura, e in Europa ascolta altri generi. Torna in patria nel 1981, e pur perseguendo una carriera musicale e per finanziarsi gli studi in architettura, cerca un lavoro che le prenda poco tempo e che sia ben pagato: finisce per lavorare in tv, e diventare famosa per i suoi sketch parodianti stereotipi femminili argentini. Nel 1995 debutta con il suo primo disco.
Parte dal folk, ma pian piano vira verso l'elettronica; emigra per un periodo a Los Angeles, vista la pessima accoglienza della sua musica in patria, poi torna e diviene apprezzata. Nel suo nuovo Halo, che si riferisce ai fuochi fatui, prosegue il suo discorso aperto con i lavori precedenti, folktronica di un certo spessore e atmosfera. Disco e artista molto particolare.



The seventh album of the Argentine artist, about which I talked to you in the past, but never reviewing a work. She had a particular path: a comedian actress, born of a tango singer and an actress and model mother, recorded her first song at five, a track with her father Horacio Molina. Mother Chunchuna Villafane was perhaps more passionate about music than her father, and as a great collector of records, she "exposed" to various kinds of music since she was a child. The family moved to France in 1976, to escape the dictatorship, and in Europe she hears other genres. Back in the country in 1981, and while pursuing a musical career and funding her architectural studies, she was looking for a job that takes her a little time and was well paid: she ends up working on TV and become famous for her sketches parodying Argentines female stereotypes. In 1995 she debuted with her first record.
Started from folk, but slowly turns to electronics; she moved for a time in Los Angeles, given the bad reception of her music at home, then returns and becomes appreciated. In his new "Halo", which refers to Will-o'-the-wisp, she continues her open journey with the previous works, folktronica of a certain thickness and atmosphere. A very special disc and artist.

20170815

Stillicidio

Stillicide - Helms Alee (2016)

Quarto lavoro per la band di Seattle, Washington, formata da Ben Verellen (Harkonen, Roy, These Arms Are Snakes) alla chitarra, Dana James al basso, e Hozoji Margullis alla batteria (cantano tutti). Band interessante: potremmo definirli velocemente come dei Mastodon più epici e meno progressive, ma approfondendo gli ascolti si scopre che c'è di più: la base sludge, l'amore per il classic metal, ma rivisto e reinterpretato attraverso il post rock e il post hardcore. Il suono è davvero potentissimo, il terzetto, come forse avrete capito composto da due donne, ha un impatto grandioso, ma sorprende con strutture variegate e momenti d'atmosfera. Da ascoltare.



Fourth work for this band from Seattle, Washington, formed by Ben Verellen (Harkonen, Roy, These Arms Are Snakes) on guitar, Dana James on bass, and Hozoji Margullis on drums (if I understood correctly, they all sings). Interesting band: we could quickly define them as some Mastodon more epic and less progressive, but deepening the listening you find that there is more: the sludge base, the love for classic metal, but revised and reinterpreted through the post rock and the post hardcore. The sound is really powerful, the trio, as you may have understood composed from two women, has a great impact, but it surprises with variations of structure and moments of atmosphere. To be listen.

20170814

si avvicina ferragosto

Si avvicina ferragosto.
Dove andare?
Cosa fare?
a casa, al fresco, a guardare un film francese
al lago, all'aperto tra insetti e sole splendente
nei borghi, le mura, le torri, gli arazzi
mi piace l'agosto
settembre alle porte.

Febbre da fantasticare

Fever Daydream - The Black Queen (2016)

Che Greg Puciato (voce dei Dillinger Escape Plan) avesse uno spiccato gusto melodico, si era capito da un bel po'. Dopo il progetto laterale dei Killer Be Killed, però, non mi sarei aspettato una cosa come questa dei The Black Queen, che dopo un paio di singoli, nel 2016 hanno fatto uscire questo album dal titolo Fever Daydream. O meglio: ascoltandolo, mi sono reso conto che Greg non aveva portato solo le aperture melodiche, nei DEP. Insieme a Joshua Eustis, dei Telefon Tel Aviv, e all'amico Steven Alexander, mettono insieme un combo che si ispira spiccatamente ai migliori Depeche Mode, e spazia verso un ambient che però tiene conto della forma-canzone, e ricerca la bellezza della strofa e del ritornello. Ottimi pezzi e una prova vocale davvero da sottolineare, per una realtà che potrebbe diventare anche qualcosa di importante, vista la decisione dei DEP di prendersi uno iato indefinito.



That Greg Puciato (voice of The Dillinger Escape Plan) had a distinct melodic taste, we understood it from a long time. After the Killer Be Killed side project, however, I would not have expected something like this one of The Black Queen, which after a couple of singles, in 2016 released this album titled Fever Daydream. Or better, listening to it, I realized that Greg had not only brought melodic openings to DEPs. Along with Joshua Eustis, from Telephone Tel Aviv, and Steven Alexander, a musician friend, they put together a combo inspired by the best Depeche Mode, and that goes toward an ambient that, however, takes into account the song format, and seeks the beauty, into the verse and refrain. Great tracks and a vocal performance to really point out, for a reality that could also be something important, given the DEP decision to take an indefinite iatus.

20170813

Rifacciamo una suonata presto

Let's Jam Again Soon - Gaytheist (2017)

Vengono da Portland, Oregon, e sono in tre. Si dice che questo sia il loro quarto disco, ma è difficile trovare tracce del loro passato. Hanno delle facce simpaticissime. Come che sia, si sono messi insieme nel 2011, e questo disco dura si e no 30 minuti. Ma è feroce, veloce, tecnico, aggressivo, punk e hardcore nel senso migliore del termine, sembra uno scherzo (vedi testi) ma non lo è. Alla batteria c'è Nick Parks, ed è un bel portento, al basso troviamo Tim Hoff, e alla chitarra e voce Jason Rivera, che, oltre ai migliori cantanti punk melodici, con la tendenza allo scream ma mai sguaiato, vi ricorderà a momenti perfino il miglior Perry Farrell. Disco e band da conoscere.



They come from Portland, Oregon, and they are a trio. It is said that this is their fourth record, but it is difficult to find traces of their past. They have very funny faces. As it is, they grouped in 2011, and this record lasts 30 minutes. But it is fierce, fast, technical, aggressive, punk and hardcore in the best sense of the term, it seems a joke (see lyrics) but it is not. There's Nick Parks on the drums, and it's a good thing, Tim Hoff on the bass, and Jason Rivera on guitar and vocals, who, in addition to the best melodic punk singers, with a tendency to the scream but without to be out of place, will remind you, in some moments, even the best Perry Farrell. Album and band to get to know.

20170811

Costruito su vetro

Built on Glass - Chet Faker (2014)

Primo lavoro sulla lunga durata dell'australiano Nicholas James Murphy aka Chet Faker (pare che dal prossimo lavoro però tornerà al suo nome all'anagrafe), ovviamente un omaggio a Chet Baker, uscito nell'ormai lontanissimo aprile del 2014, disco che contiene una serie pressoché interminabile di singoli. Siamo dalle parti di Bon Iver e James Blake, forse con meno electronica e più soul, anche se si usano categorie quali downtempo e trip hop per definirlo. C'è da dire che se lo confrontiamo con i due nomi citati poc'anzi, personalmente trovo i pezzi di Chet Faker meno emozionanti, seppur perfetti dal punto di vista stilistico, armonico, compositivo e negli arrangiamenti.
Sono d'accordo con la recensione di Pitchfork, però: se nella prima parte del disco Murphy va sul sicuro, nella seconda osa di più, ed è probabilmente lì che dovrebbe andare prossimamente, se si vuole distinguere, e trovare il punto d'incontro tra l'immediatezza e la personalità.



First full length from the Australian Nicholas James Murphy aka Chet Faker (it seems that from his next work, he will return to his birthname), of course a tribute to Chet Baker, released in the far-away April 2014, a record containing an almost endless series of singles. We are in the zone where Bon Iver and James Blake lives, perhaps with less electronica and more soul, even if categories like downtempo and trip hop are used to define it. It is to be said that if we compare it with the two names mentioned earlier, I personally find the Chet Faker's songs less exciting or touching, albeit perfect from the stylistic, harmonic, compositional point of view, and from the one of the musical arrangements.
I agree with Pitchfork's review, though: if in the first part Murphy walked on a "safe path", in the second part of the record he dared, he experimented more, and he probably will have to go there in the future, if he wants to distinguish himself, and find the meeting point between immediacy and personality.

20170810

Scoppiare

Burst - Brutus (2017)

E proseguiamo con le sorprese, stavolta con un debutto, segnalato da LGC, dei TBM. Mi sto stupendo di quanto underground ci sia nel piccolo Belgio; i Brutus sono infatti un trio di Leuven, formato da Stjin alla chitarra, Peter al basso, e da Stefanie alla batteria e alla voce. Sono al debutto e stanno suonando live un po' dappertutto, così come si conviene alle band che cercano un posto al sole. Potremmo semplicemente definire il genere suonato dai Brutus come post-rock, ma sapendo che oggi questo termine risulta un poco abusato, proverò a darvi qualche coordinata in più. C'è dello shoegaze, c'è del blast beat, c'è un'invito a ballare, proprio sulla loro pagina Facebook (al termine della formazione, dopo il loro tre nomi e gli strumenti, c'è scritto "You - dance"), ma non vi aspettate innesti propriamente dance, se in caso, una ricerca della melodia che parte, appunto, dallo shoegaze, dalla voce di Stefanie che forse abusa del riverbero artificiale, ma riesce a dare un profondo apporto alla costruzione di un suono decisamente distintivo. La brevissima Crack / Waste è un esempio lampante di quello che sto cercando di spiegarvi, probabilmente senza successo. Quel che è vero, è che questa band ha fatto uscire un disco di debutto più che promettente, che non dovreste assolutamente farvi scappare.



And we continue with the surprises, this time with a debut, reported by LGC, of ​​TBM. I am amazed from how much "underground" there is in little Belgium; Brutus are in fact a trio from Leuven, composed by Stjin on guitar, Peter on bass, and by Stefanie on drums and voice. They're debutant and are playing live a little everywhere, as well as bands looking for a place in the sun. We could simply define the genre played by Brutus as post-rock, but knowing that today this term is a little abused, I will try to give you some more coordinates. There is shoegaze, there is blast beat, there is an invitation to dance, just on their Facebook page (at the end of the line-up, after their three names and instruments, there is "You - dance"), but do not expect properly dance elements, but a deep research for the melody that starts from the shoegazing, and go on with Stefanie's voice, that may be abuses of the artificial reverb, but that actually gives a profound contribution to the construction of a sound definitely distinctive. The very short song "Crack/Waste" is a striking example of what I'm trying to explain to you, probably unsuccessfully. What's true is that this band has made a debut album more than promising, that you should not let run away.

20170809

Sphere

Sfera Ebbasta - Sfera Ebbasta (2016)

Gionata Boschetti da Cinisello Balsamo (MI), anni 25. In arte Sfera Ebbasta, genere musicale trap, un po' come Ghali. Anche lui idolo dei giovanissimi, tanto è vero che anche lui mi è stati segnalato da mio nipote. Tra il 2011 e il 2012 inizia l'attività pubblicando qualche pezzo su YouTube, poi si mette in società con Charlie Charles, fondando il collettivo Billion Headz Money Gang. Primo disco nel 2015, XDVR, inizialmente in download gratuito, dopo di che ripubblicato dall'etichetta di Marracash e Shablo. "Flirta" spesso con Sch, rapper francese, e parla spesso di spaccio e periferie, argomenti nei quali evidentemente è stato coinvolto. Questo disco, il primo di inediti (XDVR era una raccolta di brani già conosciuti), uscito nel settembre del 2016, esce per la Universal in collaborazione con la Def Jam, segno che il potenziale è stato notato. 
Non sono un esperto, naturalmente, del genere, ma se ho capito qualcosa, anche vagamente, devo ammettere che Sfera ci sa fare, sia nella composizione che nella stesura delle liriche, come anche nelle metriche. Molti pezzi interessanti, non ultimo Balenciaga, in collaborazione con Sch. Da seguire.



Gionata Boschetti from Cinisello Balsamo, Milan, 25 years old. Aka Sfera Ebbasta, musical genre trap, somewhat like Ghali. He is also, as Ghali, an idol of the very young people, so much so that he was also reported to me by my nephew. Between 2011 and 2012 he started his activity publishing a few tracks on YouTube, then he joined Charlie Charles, establishing the collective Billion Headz Money Gang. First album in 2015, XDVR, initially in free download, after which republished by Marracash and Shablo's label. He often collaborate with Sch, a French rapper, and he often speaks of drugs and suburbs, arguments in which he was apparently involved. This record, the first with unreleased tracks (XDVR was a collection of songs already released), released in September 2016, comes out for Universal in collaboration with Def Jam, a sign that potential has been noticed.
I'm not an expert, of course, but if I understand something, even vaguely, I must admit that Sfera knows what to do, both in composing and in writing the lyrics, as well as in the metrics (the flow). Many interesting tracks, not least "Balenciaga", in collaboration with Sch. To be follow.

20170808

Da qualche parte lungo l'autostrada

Somehwere Along the Highway - Cult of Luna (2006)

Grande passo indietro oggi, per parlarvi di un capolavoro, il quarto lavoro della band svedese di Umea, uscito il 24 aprile del 2006, caldeggiato dal solito Beach, sfida presa al volo in questo mese di agosto, naturalmente e fisiologicamente povero di nuove uscite.
Cult of Luna qui al loro massimo sperimentalismo, sospesi tra l'amore per le chitarre ribassate dello sludge, la potenza del post-metal fatto bene e suonato meglio, e la passione per le strutture progressive. L'insieme non rinuncia all'uso delle tastiere che generano l'atmosfera (esattamente come il vecchio brandy), e il suono, che la band stessa ha definito ruvido (la leggenda racconta che è stato registrato in un vecchio fienile vicino ad Umea, in un'atmosfera alla Blair Witch Project, e che alcuni membri della band abbiano visto "streghe di Wicca ballare nei boschi vicini"), è in realtà potentissimo e devastante.
Le tematiche riguardano la solitudine; il chitarrista Erik Olofsson ha dichiarato di essere stato molto ispirato dal libro di J.M. Coetzee La vita e il tempo di Michael K
Disco imperdibile per gli amanti di tutto quello che viene dopo il metal.



Great step back today, to tell you about a masterpiece, the fourth work of the Swedish band from Umea, released on April 24, 2006, stemmed from the usual Beach, challenge taken this August, naturally and physiologically poor for new releases.
Cult of Luna here at their maximum experimentality, suspended between love for lowered sludge guitars, the power of a post-metal done well and played better, and passion for progressive structures. The whole does not renounce the use of the keyboards that create the atmosphere (just like the old brandy, reference of the old commercial of the Italian Vecchia Romagna brandy), and the sound that the band itself defined as rough (legend says it was recorded in an old barn near Umea, In an atmosphere like in "Blair Witch Project", and that some members of the band saw "Wicca witches dancing in nearby forests") is actually powerful and devastating.
The themes concern solitude; guitarist Erik Olofsson said he was very inspired by J.M. Coetzee The Life and Time of Michael K book.
Unforgettable album for lovers of everything that comes after the metal.

20170807

Il vangelo

The Gospel - Arabrot (2016)

Se non ho sbagliato a contare, districandomi tra lunga durata ed EPs, questo dovrebbe essere l'ottavo album dei norvegesi Arabrot, band appunto norvegese ma con "base creativa" nel piccolo villaggio svedese di Djura (364 abitanti nel 2010), e che si chiama così prendendo il nome da una discarica di Hagesund. Una "scoperta" tardiva, come molte cose delle quali vi sto parlando ultimamente, scoperte che cerco di alternare alla solita vecchia merda, sulla quale a volte tendo a fossilizzarmi. Detto ciò, la band è in realtà la creatura di Kjetil Nernes, chitarrista, cantante e compositore, che poi si circonda di collaboratori al momento delle incisioni o delle prove dal vivo. Lavoro interessante e potente (la band ha lavorato spesso con Steve Albini), e dall'approccio decisamente particolare.
Musicalmente definiti noise, sludge, doom e post-punk, si posizionano secondo me come post-dark con un suono sludge. Ricordano i Nirvana di Bleach con, a volte, cantato quasi growl, con un pizzico di post new wave. A livello lirico, giocano parafrasando grandi classici della letteratura, e mettendo dentro al calderone esistenzialismo, surrealismo, erotismo, romanticismo, misticismo e anarchismo. In breve, spaccano culi.



If I'm not mistaking, districating me along full lengths and EPs, this should be the eighth album of Norwegians Arabrot, a Norwegian band but with a "creative base" in the small Swedish village of Djura (364 people in 2010). They call itself in this way from a Hagesund dump. A late "discovery", like many of the things I'm talking about lately, discoveries that I try to alternate with the same old shit, on which I, sometimes, fossilize on. That said, the band is actually the creature of Kjetil Nernes, guitarist, singer and composer, who then surrounds himself with collaborators at the time of recording or live performances. Interesting and powerful work (the band has often worked with Steve Albini), and the decidedly particular approach.
Musically defined as noise, sludge, doom and post-punk, I could ranking them as post-dark with a sludge sound. They remember me the Nirvana of "Bleach" with, sometimes, growl singing, with a pinch of post new wave. At lyrical level, they play by paraphrasing great classics of literature, and putting into the cauldron pills of existentialism, surrealism, eroticism, romance, mysticism and anarchism. In short, they kicks asses.

20170806

Tutti i nostri dei ci hanno abbandonato

All Our Gods Have Abandoned Us - Architects (2016)

Settimo disco per la band di Brighton, della quale vi ho parlato in occasione del loro quarto The Here and Now, che prosegue sulla strada di un metalcore influenzato da band forse un poco più pesanti, ma che, nella loro visione, acquista e ricerca costantemente melodia, pur mantenendo un suono potente e tagliente; le tastiere sono usate spesso e costruiscono tappeti armonici e, passatemi il senso figurato, atmosferici (non nel senso meterologico del termine, naturalmente). Le canzoni sono forse un po' troppo simili tra di loro, ma indubbiamente c'è del fascino nelle melodie che riescono a mettere in piedi, e il contrasto con le ritmiche "a mitraglia" fa il resto. Molti pezzi davvero piacevoli ed interessanti (Downfall, Gone With the Wind, Memento Mori). Probabilmente la definizione "piacevole" non è quello che si aspetterebbe un loro fan, ed è giusto far notare che il mood dei pezzi degli Architects è sicuramente qualcosa che tende all'oscurità, ma le aperture melodiche, delle quali abbiamo già detto, personalmente mi danno piacere.
Il titolo sembra purtroppo una premonizione: neppure tre mesi dopo la pubblicazione del disco, il chitarrista solista, principale compositore, tastierista e membro fondatore della band, Tom Searle, è morto a causa di un melanoma della pelle, dopo tre anni di malattia. La band sospese gli impegni immediati, per poi riprenderli, ed al momento non è chiaro se proseguiranno o meno la loro attività.



Seventh album for the Brighton band, of which I talked to them in the occasion of their fourth work, "The Here and Now", continues on the road of the metalcore, influenced by bands perhaps a bit heavier, but in their vision, they take and research constantly melodies, while maintaining a powerful and sharp sound; keyboards are often used and build harmonic rugs, and, let me pass the figurative sense, atmospheric (not in the sense of meteo, naturally). The songs are perhaps a bit too similar to each other, but there is certainly the charm in the melodies they are able to build, and the contrast to the "machine-gun" rhythms does the rest. Many really nice and interesting tracks ("Downfall", "Gone With the Wind", "Memento Mori"). Probably the "nice" definition is not what their fan is expecting by a review, and it is worth pointing out that the mood of the tracks of Architects is certainly something that tends to darkness, but the melodic openings, which we have already mentioned, personally give me pleasure.
The title seems unfortunately a premonition: not even three months after the release of the album, the solo guitarist, lead composer, keyboardist and founding member of the band, Tom Searle, died of skin melanoma after three years of illness. The band suspended their immediate commitments, then resumed them, and at the moment it is unclear if they will continue their activity.

20170804

Vecchi terrori

Older Terrors - Esben and the Witch (2016)

Ed eccoci ad un'altra band che probabilmente non avrei mai conosciuto se non per una segnalazione: Esben and the Witch, inglesi da Brighton, così chiamati dall'omonima fiaba danese. Formatisi nel 2008, sono qui al loro quarto lavoro; sono un terzetto formato da Rachel Davies al basso e voce, Thomas Fisher alla chitarra, e Daniel Copeman alla batteria e agli effetti elettronici. Personalmente, li inserisco nel calderone dello shoegaze metal, seppure capisca che vengono da un uso dell'elettronica che stanno lentamente riducendo, e che, anche per le tematiche e l'iconografia, possano essere definiti anche vagamente gothic. La voce di Rachel è molto bella ed evocativa, e ci si mette un poco a farla "incastrare" nella parti rumorose, ma alla fine ripaga dello sforzo. Quattro pezzi tutti della durata superiore ai 10 minuti l'uno, che vi porteranno in un'altra dimensione. Interessanti.



And here we are to another band that I would probably never have known except for a reporting: Esben and the Witch, British from Brighton, so called by the Danish fairy tale. Formed in 2008, here at their fourth work; they are a trio formed by Rachel Davies on bass and voice, Thomas Fisher on guitar, and Daniel Copeman on drums and electronic effects. Personally, I insert them into the shoegaze metal cauldron, though I understood that they are coming from the use of electronics that they are slowly reducing, and that, even for themes of the lyrics and the iconography, they can be even vaguely classified as gothic. Rachel's voice is very beautiful and evocative, and it takes a little bit, to the listener, to fit it in the noisy parts, but at last she repays the effort. Four tracks all of which last longer than 10 minutes, which will take you to another dimension. Interesting.

20170803

Dal vivo all'Acropoli

Live at Acropolis - Herod Atticus Odeon, Athens - Sivert Hoyem (2017)

Immagino che per un musicista, esibirsi nell'Odeo di Erode Attico, dentro l'Acropoli di Atene, debba essere un'emozione piuttosto forte. Il disco del quale stiamo parlando è uscito da qualche mese, e, insieme ad un film, documenta due serate sold out svoltesi verso la fine del 2016, che hanno visto il trionfo di questo mai abbastanza acclamato cantante/compositore e musicista norvegese, dotato di una voce a dir poco spettacolare, e di una capacità compositiva impressionante; da notare che fin dai tempi dei Madrugada, Hoyem si è esibito spesso in Grecia, potendo quindi contare su una base solida di estimatori. Di lui vi ho parlato più volte, anche in occasione dei dischi con la sua vecchia band, gli indimenticabili Madrugada, perché sono davvero convinto che sia una sorta di eroe misconosciuto, e che meriti tanto successo. 
Il disco: meraviglioso. La sua carriera, qui rappresentata fin dal 2002 (la splendida, una delle mie preferite - non solo mie - Majesty, da Grit), fino al disco dello scorso anno, del quale vi ho parlato pochi giorni fa, Lioness, rappresentato da cinque pezzi (Lioness, Sleepwalking Man, altro capolavoro, My Thieving Heart, con Marie Munroe, The Boss Bossa Nova, e la conclusiva Silences), musicisti perfetti, suono incredibile, e lui, con la sua voce, bellissima ma emozionata, mentre presenta i pezzi e ringrazia, per questo evento, e non finge. Un disco a tratti toccante, così come la musica di Sivert Hoyem, un disco che può servirvi da introduzione, se ancora vi ostinate a non conoscerlo. Mi ringrazierete dopo.



I imagine that for a musician, to perform in the Herod Atticus Odeon, within the Acropolis of Athens, it must be a pretty strong emotion. The record we are talking about has been released from a few months and, together with a movie, documented two sold out shows that were held in late 2016, which saw the triumph of this ever-not-enough-acclaimed Norwegian singer/composer and musician, with a spectacular voice, and an impressive songwriting; note that since the days of Madrugada, Hoyem has often performed in Greece, so he can count on a solid base of appraisers. I talked about him several times, even about the records with his old band, the unforgettable Madrugada, because I'm really convinced he is a sort of unknown hero, and that deserves to be successful.
The record: wonderful. His career, represented since 2002 (the splendid, one of my favorite - not just mine - "Majesty", from "Grit"), up to the record of last year, of which I talked to you a few days ago, "Lioness", represented by five tracks ("Lioness", "Sleepwalking Man", another masterpiece, "My Thieving Heart", with Marie Munroe, "The Boss Bossa Nova", and the conclusive "Silences"), perfect musicians, incredible sound, and he, with his voice, beautiful but thrilled as he presents the pieces and thanks, for this event, and does not pretend. A touchy disc, as well as Sivert Hoyem's music, a disc that can serve you as an introduction, if you still object to not knowing him. You will thank me later.

20170802

Lacrime su nastro

Tears on Tape - HIM (2013)

Qualche sera fa, cazzeggiando su Youtube, mi sono venuti in mente i finlandesi HIM, che molti anni fa mi erano piaciuti (Your Sweet 666 e Join Me in Death sono due pezzi per me favolosi), e mi sono messo a cercare qualche notizia. Ed esce fuori che hanno deciso di sciogliersi alla fine di questo 2017, dopo un farewell tour (quante volte l'ho sentita questa...). Dunque, questo Tears on Tape del 2013 potrebbe rimanere il loro ultimo disco. Parliamone.
Fondamentalmente, gli HIM sono il risultato di un gruppo di musicisti che hanno molto amato i Black Sabbath (quanti ce ne sono?), il dark/gothic, i Kiss e i Type O Negative, e sono piuttosto romantici. I riff di chitarra di Linde Lindstrom (volete saperne una gustosissima: è stato fidanzato per circa tre anni con la figlia di Tony Iommi!) sono rocciosi e davvero belli, per quanto già sentiti, e Ville Valo, il cantante che sembra un incrocio tra Johnny Depp e Brandon Lee ne Il Corvo, che ha un'estensione vocale pazzesca ma predilige i toni bassi, hanno caratterizzato la band sin dagli inizi, autoproclamandosi autori del genere love metal, che effettivamente ben definisce e circoscrive i loro pezzi. Ora, in questo disco si respira il già sentito (Drawn & Quartered sembra una cover di Join Me, per dirne una), ma il tiro c'è ancora, e qualche pezzo lascia il segno (Tears on Tape, Into the Night, Hearts at War), seppure nel complesso non sia un disco indimenticabile, troppi riempitivi. Nelle varie edizioni deluxe, a seguire, una specie greatest hits live in studio: è presente una buona versione di Join Me (come forse qualcuno di voi già saprà, ai tempi dell'uscita del singolo, "in Death" fu tolto perché non permesso in USA). 



A few nights ago, crawling on Youtube, I came to my mind the Finnish HIM, which many years ago I liked ("Your Sweet 666" and "Join me in Death" are two fabulous tracks to me), and then, I've been looking for some news. And it comes out that they decided to disband at the end of this 2017, after a farewell tour (how many times have I heard this...). So this "Tears on Tape" (2013) may remain their last record. Let's talk about it.
Basically, HIM are the result of a group of musicians who have loved Black Sabbath (how many, isn't it?), Dark/Gothic, Kiss and Type O Negative, and are rather romantic. Linde Lindstrom's guitar riffs (listen to this: he's been engaged for about three years with Tony Iommi's daughter!) are rocky and really beautiful, also if already heard, and Ville Valo, the singer who looks like a mix between Johnny Depp and Brandon Lee in "The Crow", which has a crazy big vocal extension but prefer low tones, have characterized the band from the very beginning, self-proclaimed authors of the genre "love metal", which effectively defines and circumscribes their tracks. Now, in this record you breathe the already heard, but the grip is still there, and a few tracks can leave the mark ("Tears on Tape", "Into the Night", "Hearts at War"), although it is not an unforgettable record, too many fillers. In the various deluxe editions, a sort of a greatest hits live in the studio: you can find in it a good version of "Join Me" (as some of you already know, at the time of the release, "in Death" was removed because it wasn't allowed in the USA).

20170801

Come è stato

As Was - Black Anvil (2017)

Quarto disco del quartetto proveniente da New York, catalogato sotto l'etichetta di black metal, ma decisamente alla ricerca di un qualcosa di diverso, che sta in mezzo a tutte le influenze che dichiarano, e che non sempre denotano. Come nota correttamente la recensione su Pitchfork, anche io, preparandomi a parlarvi di questo nuovo disco, riascoltandomi il precedente Hail Death, sono stato molto colpito dalla scelta di una cover dei Kiss come bonus track, e non una cover di un pezzo famoso, bensì di un oscuro gioiello quale Under the Rose, contenuto nel misconosciuto Music from "The Elder", suonato in maniera non molto lontana dall'originale. Tornando però ai Black Anvil (nome omaggio ai Black Sabbath e ai Judas Priest), come detto continuano il loro cammino su una strada che parte da un black metal influenzato dal thrash così come dall'hardcore punk ma pure da un certo glam rock (Kiss, naturalmente, ma anche Twisted Sister sono citati dalla band, al pari di Bad Brains, Black Flag, Metallica, Venom, Celtic Frost e altri) e dal metal classico (che si sente chiaramente nei soli di chitarra), regalandoci un disco duro, sorprendente, e interessante, che abbraccia un campo del metal davvero ampio. 




Fourth record from the New York quartet, cataloged under the label of black metal, but definitely looking for something different, which is in the midst of all the influences that they declare, and which do not always denote. How correctly comments on Pitchfork the author of the review, me too, preparing me to talk about this new record, listening to the previous "Hail Death", I was really impressed with choosing a Kiss cover as a bonus track, and not a cover of a famous track, but of a dark jewel such as "Under the Rose", contained in the not-so-well known Music from "The Elder", played in a way not far from the original. Returning to the Black Anvil (a tribute to Black Sabbath and Judas Priest), as I said they continue their journey on a road that start from a black metal influenced by thrash as well as from hardcore punk, but also from some glam rock (Kiss, of course, but Twisted Sister are also mentioned by the band, like Bad Brains, Black Flag, Metallica, Venom, Celtic Frost and others) and classic metal (which you can clearly listen in the guitar solos), giving us a hard, surprising and interesting record, embracing a really large metal field.