No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20120503

Le Havre



Miracolo a Le Havre - di Aki Kaurismaki (2011)


Giudizio sintetico: si può vedere (3,5/5)

Giudizio vernacolare: addavenì baffone


Marcel Marx, molti anni dopo essere stato un bohèmienne a Parigi, è finito a Le Havre. Fa una vita semplice ma piena, ai limiti dell'indigenza: esercita come lustrascarpe nelle vie principali e presso la stazione dei treni, frequenta il suo bar preferito dove ci sono sempre le stesse facce amiche, vive felicemente insieme all'amata moglie Arletty in una casa che somiglia più a una baracca. Ogni giorno si fatica a mettere qualcosa sulla tavola, ma alla fine qualcosa c'è sempre. Un giorno, mentre sta mangiandosi un panino vicino al porto, Marcel si accorge della presenza di un giovane africano che si nasconde tra i piloni. La polizia è sulle sue tracce, avendo intercettato il container col quale il ragazzo stesso, assieme a molti altri amici e parenti, è arrivato clandestinamente in Europa. Marcel decide di aiutarlo: non c'è grande differenza tra lui e il ragazzo. L'ispettore Monet, vecchia conoscenza di Marcel, coordina le indagini, e capisce che Marx sta nascondendo il ragazzo. Nel frattempo, Arletty si ammala gravemente, ed è costretta a passare molti giorni in ospedale.


Torna Kaurismaki, e quando torna noi fan ci rendiamo conto di averne sentito la mancanza. Torna con una favola dei nostri giorni, in una Le Havre scelta dopo aver selezionato (immaginiamo a modo suo) molti porti mediterranei, scegliendo come protagonista il vecchio Marcel Marx del suo Vita da bohème del 1992, ancora una volta interpretato da uno straordinario André Wilms. Infarcisce il film di citazioni a partire dai nomi dei protagonisti, lo sviluppa col suo solito stile teatral-grottesco e una trama semplicissima ma non casuale, per sottolineare ancora una volta un messaggio di solidarietà (e uguaglianza, non per niente il protagonista fa Marx di cognome...) senza tempo, così come senza tempo è la Le Havre che ci troviamo di fronte nel film, aiutato nella resa da una fotografia asettica ma non sciatta. Niente di trascendentale, e probabilmente un film che, per chi non conosce Kaurismaki, non invoglierà certo ad andare in retrospettiva, ma personalmente sono felice che il regista finlandese continui a fare film del genere. Kati Outinen (Arletty) è una faccia che mi ricorda sempre il mio primo "incontro" con Kaurismaki tanti anni fa (La fiammiferaia, 1990), e Jean-Pierre Darroussin è un eccezionale (ispettore) Monet.

1 commento:

Filo ha detto...

ecco un film che devo recuperare quanto prima.