No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20110228

quattro fratelli


Four Brothers – di John Singleton (2005)


Giudizio sintetico: si può perdere (1,5/5)

Giudizio vernacolare: fa piuttosto ca'à

Angel, Bobby, Jack e Jeremiah sono quattro fratelli adottivi, due bianchi e due neri, cresciuti in un quartiere degradato di Detroit, da una signora dolce e comprensiva, Evelyn Mercer, che usualmente teneva bambini in affido prima di destinarli a famiglie in cerca di adozione. I quattro in questione nessuno li ha voluti, e lei li ha cresciuti meglio che ha potuto, anche se le loro strade hanno spesso incrociato quelle del carcere e della malavita. Evelyn improvvisamente viene assassinata durante una rapina in una drogheria. I quattro ritornano in città per il funerale e decidono, spinti dal più grande Bobby, di farsi giustizia da soli.

Grandi responsi critici, per un film che a mio giudizio è davvero esile e poco coinvolgente (l’unica arma che una pellicola così violenta, maschilista e poco profonda ha a sua disposizione per piacere). Evidentemente Singleton o è bollito, oppure, guardando bene la sua filmografia, era stato molto sopravvalutato all’esordio con “Boyz ‘n’ the Hood” (del resto, ha diretto anche filmoni quali “Poetic Justice” e “2 Fast 2 Furios”). Western metropolitano? “Il braccio violento della legge” al contrario? Niente di tutto questo. Sceneggiatura di nessuno spessore, caratterizzazione dei personaggi inesistente, direzione degli attori scarsa, ambientazione in una Detroit irreale (probabilmente, come tutti i film degli ultimi tempi, per risparmiare è girato in Canada, ma qui si vede). Moralina finale da vomito.
Si salva Mark Wahlberg, ma può fare meglio, non male Tyrese Gibson (e non l’avrei mai pensato), si fa notare Sofia Vergara, già in “Lords of Dogtown”, ma più per la bellezza che per la bravura. Scadente Andrè Benjamin degli Outkast, da dimenticare gli altri, compreso (e qui la delusione) Chiwetel Ejiofor, di solito molto bravo, evidentemente non adatto a fare il cattivo.
Sonnolento, ma grande colonna sonora, molto “black”.

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