No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20101221

in (una) buona compagnia


In Good Company – di Paul Weitz (2005)

Giudizio sintetico: si può vedere (2,5/5)
Giudizio vernacolare: un è malaccio


Dan, 51enne direttore vendite pubblicitarie di SportsAmerica, magazine sportivo leader nel settore, marito felice con due figlie grandicelle, si ritrova nel giro di pochi giorni in una situazione instabile: la moglie incinta, la figlia grande, Alex, che vuole frequentare la NY University (con una retta altissima), e un nuovo capo 26enne, Carter, rampante ma inesperto, fresco di separazione dalla giovane moglie e caffeinomane depresso, in seguito all’acquisizione del gruppo da parte di quello di un magnate della finanza. Anche lui, quindi, rischia di perdere il posto, visto che le prime mosse strategiche sono accompagnate da tagli aziendali.
La situazione sembra normalizzarsi, anche se dolorosamente (vengono licenziati gli amici più cari), allorché Dan scopre che Carter esce con Alex.

Weitz (American Pie, più About a Boy diretto in coppia col fratello Chris) sembra crescere, e dà alla luce stavolta un film non eccelso, senz’altro ibrido e ancora alla ricerca di un indirizzo chiaro, ma quantomeno interessante per le intenzioni e scoppiettante in diversi momenti da classica commedia, con battute magari prevedibili, ma che funzionano eccome.

Cast di buon livello, Quaid decente, Grace un po’ macchiettistico, Johansson sempre più diva anche in un film del genere e quasi disturbante quanto è bella.

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