No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence.

20100222

Paul Rusesabagina


Hotel Rwanda – di Terry George 2005

Giudizio sintetico: da vedere (3,5/5)
Giudizio vernacolare: un ho parole


Rwanda 1995, Paul Rusesabagina è direttore del lussuoso albergo (di proprietè della ormai defunta compagnia aerea Sabena) des Milles Collines a Kigali. Fa bene il suo lavoro, è mellifluo quanto basta, sa ungere gli ingranaggi giusti anche in un paese che sta andando allo sfascio. Fondamentalmente ottimista, forse perchè si sente un po’ "occidentale". Lo scontro etnico Hutu/Tutsi sfocia in una sanguinosa guerra civile a colpi di machete, e lui sempre più incredulo prima pensa solo alla sua famiglia, poi improvvisamente si rende conto che deve fare qualcosa. Salverà oltre 1200 persone, mentendo, rischiando in prima persona, usando i sotterfugi che prima usava per far scorrere il suo lavoro liscio come l’olio.

Ci sono storie che vanno raccontate; spesso diventano film che vanno solo guardati, senza criticarli. O meglio, delle critiche se ne può parlare, ma la valenza immane di questa storia, sia per lo "sfondo" che offre, sia per il messaggio che se ne ricava, non perde di importanza se la pellicola ha qualche (lievissimo) difetto.
Per chi non lo sapesse, questa è una storia realmente accaduta, Rusesabagina esiste ed è chiamato "lo Schindler africano" (anche se lui rifiuta la definizione, le similitudini ci sono, evidenti); ha dichiarato inoltre che il 90% della storia è vera, quindi la sceneggiatura è davvero poco romanzata. In effetti, non c’è romanticismo (se si eccettuano le birre sul tetto dell’hotel tra Paul e la moglie Tatiana, mentre il panorama offre le traiettorie dei traccianti), anche se, per contro, le violenze del genocidio ci sono ampiamente risparmiate; ma è una scelta da condividere in pieno col regista, che riesce a renderci testimoni quando, a bocce ferme, ognuno di noi ha la sua colpa in quel caso.
Un milione di morti. Pensateci. Provate ad immaginarli. Un cadavere accanto all’altro, come nella scena della strada lungo il fiume, oppure uno sopra all’altro. Quanti sono? Troppi. Insopportabilmente troppi.
E’ la domanda che vi farete sulla poltroncina mentre scorrono i titoli di coda.
Sophie Okonedo (Tatiana) intensa, ma soprattutto Don Cheadle davvero convincente. Ricco anche il cast di "corredo" (Nick Nolte, il colonnello ONU che pronuncia sentenze pesanti, così come Joaquin Phoenix, cameraman con – solo accennati – sensi di colpa; Jean Reno capo della Sabena).
Necessario.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Damiano: Ma il protagonista è Seedorf o Ronaldinho???

jumbolo ha detto...

tutti e due