No pain. The world is a wonderful whisper for those who can listen, if necessary in silence. (jumbolo)

20161206

Parigi, Francia - Novembre 2016 (3)

E così siamo a giovedì 24 novembre. Colazione, check out, e via verso la sede. Caffè (che qui, e anche a Bruxelles, è gratis, così come l'acqua in bottiglia; addirittura, qua a Parigi sui tavolini dello spazio pausa caffè, al mattino ci sono anche, sempre gratuiti, dei vassoi di mini croissant...), saluti, e via con i lavori. Stamattina avremo ospiti, ospiti che ormai conosco abbastanza, prima il responsabile globale per la qualità, con il quale discutiamo fino alle 12 di come migliorarla, come abbattere la percentuale di reclami, che non accenna a diminuire, nonostante i nostri sforzi collettivi, scambiandoci pareri, che, come ricorderete, era proprio il punto della riunione. Non voglio tediarvi, ma insomma, è abbastanza chiaro che alzare la qualità non fa proprio rima con tagliare le spese. Verso le 12 arrivano il capo del marketing, O, francese, grande esperienza, un tipo che mi piace per la sua determinazione e la sua gentilezza, con il quale ho avuto a che fare diverse volte (l'organizzatore della convention annuale, quella di qualche settimana fa sempre nei dintorni di Parigi; ricordo ancora con piacere quella volta che mi ha scritto dopo aver letto un mio report dove lanciavo un grido d'aiuto per la scarsità di risorse, chiedendomi se "poteva chiamarmi, perché voleva capire di cosa avevo bisogno"), ed il suo vice, JC, uno spagnolo del quale forse vi ho parlato (in giugno, in Germania, dopo che ci eravamo già conosciuti, la sera del martedì, a cena, non riusciva a smettere di ridere guardando la mia prestazione di bevitore di birra e molestatore di cameriere). Sono lì perché entro un paio di settimane avranno un incontro con i direttori di stabilimento, e vogliono sapere da noi se abbiamo bisogno di aiuto. Dopo un momento di titubanza, la platea si scalda, e partono i gridi di aiuto. Non riesco a trattenermi, anche se attendo che abbia finito di esporre l'amica T., e poi espongo il mio pensiero sulle risorse umane. Non sto a scendere in particolari. Una cosa che mi colpisce è che O., appena parto con la mia breve richiesta, apre subito l'agenda ed inizia a scrivere. Il messaggio è: ho, abbiamo bisogno di persone che sono committed, una parola che ho imparato e che secondo me non ne ha una omologa in italiano, quella che si avvicina di più è "impegnate", ma non è abbastanza. Persone che sposano una causa, che remano nella stessa direzione.
Ci salutano, hanno un altro impegno, e la riunione viene ufficialmente chiusa, tutti liberi per il pranzo, sempre nel ristorante aziendale, dopo di che tutti liberi. Pranziamo tirando le somme insieme a L., dopo di che diamo un'occhiata alla posta, e decidiamo che possiamo anche avviarci all'aeroporto. Particolare che non vi ho raccontato, di poco conto: la sera precedente, entrato in camera, tolgo di tasca i due telefoni, e li tiro sul letto. Prima il mio personale, dopo quello aziendale. Con il secondo, prendo in pieno il primo, e spacco il vetro. Siccome quello personale è quello che fa le foto migliori, e che ha durato un paio di anni, decido di ricomprarlo, e mi viene questa idea di comprarlo all'aeroporto, da vero snob. Detto questo, anche T. la spagnola deve andare a CDG, ha l'aereo più o meno alla stessa ora: la invitiamo ad unirsi a noi. Ci avviciniamo alla postazione di ricevimento per consegnare i badge temporanei e riprendere i nostri documenti, proprio nel momento del cambio delle ragazze alla reception. Hanno entrambe lo chignon, e mentre attendiamo il nuovo capo che si è dimenticato il marsupio (ahi ahi ahi...che caduta di stile!), prima di andarcene, le faccio ridere chiedendo loro se sia obbligatorio per lavorare alla reception. Rincaro la dose dicendo loro che io non potrei fare domanda. Usciamo per ripercorrere al contrario il percorso che abbiamo fatto all'andata: metro a Liège, cambio a Saint-Lazare, si sale in superficie a Opéra. Ho giusto un biglietto della metro in più per T., ma non quello per il Roissybus, ma non ci sono problemi, come detto, lo facciamo al distributore alla fermata. Il viaggio verso CDG, naturalmente più lungo a livello di tempi, per il traffico delle ore diurne, passa parlando soprattutto di lavoro con L. e T.; ci salutiamo alla fermata del terminal F, lei deve prendere un altro bus per il G, alla prossima. 

Bighelloniamo in cerca di un posto dove bere qualcosa, visto che è molto presto, ma non c'è molto, e purtroppo, da quel che mi ricordo, non c'è molto neppure passati i controlli. Quando dico che, per essere un aeroporto molto grande, potrebbe essere organizzato meglio. Quindi, passiamo i controlli, e bighelloniamo per negozi, poi, come si dice in gergo, ci fermiamo lo stomaco. Vado in cerca di un negozio che venda telefoni, e lo trovo, sorprendentemente, ma nemmeno troppo, l'unico che offre questo tipo di articoli è quello della FNAC. Prendo quello che costa meno, ed è esattamente della stessa marca di quello rotto, ma un modello più nuovo. L. me lo parametrizza, copiando numeri, installando app, io son proprio negato mentre a lui piace. Al momento di scambiare la SIM, ci si accorge che ci vuole una nano, e che la mia è ancora vecchio stampo. L. si offre, l'indomani mattina, di tagliarmela ed installarla. 

Ci spostiamo davanti al gate da dove imbarcheremo, con largo anticipo. Arriva il momento dell'imbarco, il volo fila liscio, il poco ritardo dell'imbarco viene recuperato, eccoci a Peretola. Ultimo sforzo, ma prima un cappuccino al bar, in chiusura (non sono neppure le 23...). Paghiamo il parcheggio, riprendiamo il viadotto dell'Indiano, la FIPILI, e poco dopo la mezzanotte siamo a casa. E domani, prima dell'alba, visto che siamo malati, si ricomincia...

20161205

Parigi, Francia - Novembre 2016 (2)

Quindi, mercoledì 23 novembre ci troviamo verso le 7 per la colazione, nella già citata minuscola sala apposita, e mangiamo quel che passa il convento. Non sono troppo esigente, ma debbo confessarvi (concedetemi una divagazione) che comincio ad essere insofferente quando, in alberghi che comunque ospitano clienti internazionali, non c'è la possibilità di avere un cappuccino. Le cose curiose, e, se ci rifletto un momento, anche divertenti, sono almeno due. La prima è personale: a casa, seguendo la dieta che ormai provo a seguire da un paio d'anni, la colazione è composta da 8 biscotti secchi e 250 ml. di latte. Quindi, normalmente non bevo il cappuccino. Ma quando sono in albergo, e non c'è neppure il caffé espresso, beh, almeno il cappuccino datemelo! La seconda è che ormai, in tutto il mondo sono diffuse delle ottime macchine automatiche che fanno discreti caffé espresso e cappuccini. Non capisco davvero come un albergo, non solo questo, ma anche altri di catene ben più importanti, non si dotino di una roba del genere. To be continued.
Usciamo quindi molto presto, e in 3 minuti 3 siamo in sede. Ci dotiamo del badge da visitatori, e riconosco la ragazza alla reception. Ci sistemiamo nella sala che è stata prenotata all'uopo, è già presente una collega francese, dal cognome che si presta a molte storpiature, famosa per essere una instancabile spina nel fianco. Man mano arrivano gli altri colleghi, e il "capo nuovo", e si inizia la riunione, scandita da un agenda tesa a, com'è giusto che sia in questi casi, scambi di esperienze tra i vari servizi logistici dei vari stabilimenti europei. Ci sono i due esperti di packaging, entrambi belgi fiamminghi, vecchie conoscenze, la collega francese già citata, l'altra collega francese M., responsabile qualità e precedure, già con me in varie esperienze (e fan dei Muse prima maniera, recentemente mi ha confidato di essere andate a vedere i Garbage, e di essere stata sorpresa positivamente), il catalano C., capo dei colleghi che mantengono le relazioni con i trasportatori, una persona che ho già citato come quello del bicchiere della staffa, sempre simpatico e cortese, il collega francese, la delegazione tedesca (sono tre, e ne conoscevo solo uno), la collega spagnola T., con la quale parlo sempre nella sua lingua, e con la quale ho un rapporto di simpatia, oltre che di stima. Naturalmente, ci si ferma per il pranzo, al ristorante aziendale della sede parigina, situato curiosamente al piano interrato, incontro un collega italiano che lavora in un altro sito, e che mi ha aiutato tantissime volte, che mi chiede una cortesia, poi faccio sorridere un paio di francesi in fila per il pranzo. Si riprende nel pomeriggio fino oltre le 17, poi si rientra velocemente in hotel e verso le 19 ci avviamo a piedi verso il ristorante presso il quale il capo ci ha invitato tutti a cena. Siamo nello stesso albergo di C. e T., e camminiamo insieme a loro parlando un misto di italiano/francese/spagnolo/inglese.
Il ristorante è Le Sanglier Bleu, e la cucina è indicativamente francese, con tentativi di innovazione e creatività.
La cena si svolge in allegria, i tedeschi si dimostrano interessati anche al vino. Verso le 22 abbondanti, tutti verso i letti, io e L. ci tratteniamo per bere un caffè ai tavolini esterni, lungo Boulevard de Clichy. A neppure 100 metri, il mitico Moulin Rouge.

Ce la prendiamo con calma, attraversando gli arrondissement, percorrendo quel chilometro che ci separa dall'hotel, sbagliando strada senz'altro. Certo, abituati al paesello, si vede che siamo in una città, e pure bella grande. So che è un pensiero semplice, prevedibile, e pure già espresso, ma chissà com'è, ogni volta mi colpisce. Senza pensare, tra l'altro, che questa città è stata colpita duramente, non troppo tempo fa. Ci diamo l'appuntamento per la mattina seguente, l'orario di inizio dei lavori è fissato per le 8, quindi quando scenderemo per la colazione, che comincia alle 7, dovremo essere già quasi pronti. Da bravo soldatino, preparo il bagaglio prima di coricarmi.

20161204

Parigi, Francia - Novembre 2016 (1)

Eh si, probabilmente vi starete annoiando di tutti questi reportage di viaggio, molti dei quali lavorativi, ma che vi devo dire, questa è la mia vita ora. Per cui, deal with it. Martedì 22 novembre verso le 4 del pomeriggio, io e il mio capo L. si riparte, prima alla volta dello scalo aereo fiorentino, che, non smetterò mai di ricordarlo con simpatia, tanti anni fa, i tifosi degli odiati cugini del Pisa, allora in serie A (la cosiddetta "Era Anconetani"), durante un derby toscano contro i Viola, esposero uno degli striscioni più divertenti mai visti nel calcio: "c'avete l'aeroporto della Barbie". E si, l'aeroporto di Peretola Amerigo Vespucci, senza dubbio migliorato esteticamente, rimane ancora un aeroporto che fa quasi rimpiangere lo scalo pisano. Serata uggiosa, arriviamo nel parcheggio adiacente, perfettamente dimensionato allo scalo (devi stare molto attento a come parcheggiare, perché spesso poi non riesci ad uscire dall'auto, visti i posti auto piccoli), che siamo quasi all'ora di cena. Effettuati i controlli, non c'è una grande scelta di ristorazione, e quindi più o meno, la foto che segue è la nostra cena.

Rinfrancati da cotanto desco, arriva l'ora dell'imbarco, e c'è da dire che il sonno si fa già sentire. Si sale, si prende posto, e mentre L. sonnecchia per quasi tutto il volo, io mi vedo un po' di The Walking Dead. Eccoci al famosissimo Charles de Gaulle, per me la seconda volta in poche settimane. E' vero, per essere un aeroporto così grande potrebbe essere organizzato ancora meglio, ma certo, il contrasto con lo scalo fiorentino è enorme. Andiamo in cerca della pensilina dove prenderemo il Roissybus, un bus che porta direttamente vicino all'Opéra di Parigi, e alla sua stazione di metro.
Scorci dell'aeroporto dall'esterno, e il Roissybus
Si arriva dunque all'Opéra, e ci orientiamo per trovare l'ingresso della metro. I biglietti del Roissybus li avevo presi in precedenza via posta, tramite acquisto online sul sito fornitissimo dell'ente di turismo di Parigi, come fatto in precedenza nelle due volte che in questo 2016 sono venuto a Parigi arrivando ad Orly (comprando i biglietti per l'Orlybus), mentre i biglietti per la metro mi erano rimasti da quando comprai un pacchettino da 10, in febbraio. C'è da dire che il biglietto per i bus si può fare sia ai distributori automatici alle fermate, sia sul bus, quindi direi che dalla prossima volta, posso anche farne a meno. Trovato l'ingresso della metro, ci fermiamo un attimo per qualche foto turistica dell'Opéra.

Ci infiliamo quindi nella metro (sono già le 23, più o meno), prendiamo la linea 3 verso Pont de Levallois/Bécon, due fermate e siamo a Saint-Lazare, e siccome sono un perfezionista, prendiamo la 13 e in una fermata siamo a Liége, 50 metri a piedi più vicina all'hotel rispetto a Saint-Lazare. L'hotel lo avete già sentito (ci son già stato in giugno), è il Villathena, carino ma veramente piccolo (piccola la hall, piccola la sala colazione, piccole le camere), ma ad appena 250 metri dalla sede della nostra società a Parigi, situata in Rue de Clichy, di fronte al Casino de Paris (contrariamente al nome, è una music hall, e conto, prima di andare in pensione, di avere la fortuna di imbattermi davanti ad una serata concertistica interessante, e di godermi un concerto così, per caso). Check in, appuntamento per l'indomani mattina, e via a dormire.
L'appuntamento è per le 10 di mattina in sede, ora che permetterà a quelli che arrivano da più vicino di non partire il giorno precedente. L'occasione è una riunione periodica dei manager logistici dei vari siti, e dei loro più stretti collaboratori, organizzata stavolta dal nuovo capo della Supply Chain di una delle due Global Business Unit per cui lavoriamo (il gruppo ne ha molte, ogni volta ne scopro di nuove); durerà due giorni, uno, domani, "pieno" (comprensivo tra l'altro di cena la sera, presso un ristorante vicino al Moulin Rouge), il secondo che terminerà dopo pranzo, lasciandoci liberi di tornare a casa per la sera.

20161202

Lione, Francia (On The Road) - Novembre 2016 (2)

E siamo quindi a Venerdì 18 novembre. Sveglia alle 6, abluzioni, colazione, via verso la stazione del Rhonexpress, biglietti al distributore elettronico, sul treno, via verso Lione. Quando siamo non lontani, il treno si ferma. Siamo gli unici due passeggeri, oltre a due signore che fungono da controllori. Una delle due ci domanda se abbiamo un treno in coincidenza da prendere alla stazione TGV di Part-Dieu. No, rispondiamo, abbiamo un appuntamento a pochi passi dalla stazione. Ok. Il treno non si muove. Poi si muove, poi si ferma di nuovo. Torna la tipa, e ci spiega che c'è un altro treno con un problema tecnico, fermo sulle rotaie, che quindi ci impedisce di proseguire. Torneremo indietro fino alla stazione precedente, dove c'è una stazione della metro, ci dà due biglietti per la metro, ci spiega come dobbiamo fare per arrivare allo stesso punto, la stazione di Part-Dieu. Ok. Si torna indietro, si scende, si prende la metro. Studiamo la mappa, facciamo il cambio di linea metro, decidiamo che possiamo scendere alla stazione precedente, perché il nostro punto di arrivo è più vicino. Mando un messaggio a P., una dei trainer, che già conosco, per dirle della situazione e che arriveremo con un leggero ritardo. Scendiamo, mi oriento, in due minuti siamo in sede. Lasciamo il documento, ci danno il pass da visitatore, saliamo e siamo in "classe". Salutiamo e ci scusiamo. Dopo 5 minuti arriva un'altro della squadra dei trainer, anche lui ha preso il Rhonexpress ed è arrivato in ritardo. Si comincia il corso.
Si tratta di concetti base, e non ci sono troppe difficoltà, ma mi fa bene, fa bene a L., e vedo gli altri partecipanti, soprattutto donne e soprattutto appartenenti a Front Office di altre divisioni, piuttosto interessati. Il team è simpatico, affiatato, e la giornata è ben organizzata. L'atmosfera è rilassata, ci sono i break, dolcetti, caffè, a pranzo ci viene fornito un box con un pasto più che sufficiente, si mangia nella stessa stanza organizzando i tavoli in una lunga tavolata. Nel pomeriggio vengo eletto come timekeeper ufficiale, mi forniscono il campanello da reception di hotel. Si fa un po' di lavoro di gruppo, sul flusso dell'organizzazione delle previsioni di vendita e la costruzione di un programma di produzione, cosa che dovrei conoscere abbastanza bene, ma sulla quale mi fa bene riflettere, anche perché io sono autodidatta, in pratica. Ci si diverte pure. Si termina in netto anticipo sull'ora prevista (poco dopo le 17 anziché le 18), e si saluta. Si parte in direzione del centro, tramite metro, che L. deve andare a farsi spiegare una roba in un negozio dove sua moglie ha acquistato un diffusore audio, e fare altre commissioni sempre per la sua dolce metà. Io lo seguo volentieri, che tanto non ho nulla da fare, e approfitto per vedere un poco la città, dato che la volta scorsa non avevo visto praticamente niente.
Verso le 19 siamo lesti, e decidiamo di tornare verso l'aeroporto. Metro, poi Rhonexpress, che sulle prime non riusciamo a trovare, perché usciamo dalla stazione di Part-Dieu, dove arriva naturalmente anche la metro, dal lato sbagliato. Arriviamo in hotel, lasciamo i pochi bagagli che ci siamo portati dietro per il corso (soprattutto L., che ha dovuto portarsi dietro quel diffusore), e scendiamo al ristorante dell'hotel per cenare. Decidiamo di concederci una bottiglia di vino rosso per accompagnare l'hamburger, e, un po' brillo, comincio a parlare di lavoro, ma del resto è quello che guida le nostre conversazioni sempre. Sono uno dei collaboratori più stretti di L., che non è un esperto di Logistica, ma che è un bravo ragazzo e vuole imparare, credo si fidi di me, anche a livello umano, e a volte mi "spassiono" con lui a proposito di organizzazione del nostro servizio e su come dovremmo fare per renderlo migliore, ma soprattutto, per difenderci dagli attacchi "esterni", che poi non vengono da "fuori", ma sono tutti interni al nostro stabilimento. Siamo costretti a lottare ogni giorno per non essere considerati un "servizio" nel senso che dovremmo essere, secondo gli altri, al loro servizio, ma alla pari. Non è semplice da spiegare, ma son convinto che avete capito. Saliamo in camera rilassati, mi scuso se ho parlato troppo, ma L. non è uno che se la prende. Si dorme senza neppure rimettere la sveglia, che tanto siamo due che si svegliano presto, e poi l'indomani è sabato e chi se ne frega.


Appena arrivati in camera
La struttura d'ingresso dell'aeroporto, affascinante architettura moderna
Il cielo si apre, all'altezza del Frejus
Di ritorno in Italia
Verso Torino
Tangenziale di Torino
Sabato 19 novembre ci si sveglia verso le 7, si fa colazione, ci prepariamo, prendiamo i bagagli, facciamo il check out e ci avviamo verso il parcheggio. Carichiamo l'auto, il cielo è scuro ma non piove. Paghiamo il parcheggio e si parte. Sono le 8, circa. Prima del confine comincia a piovere a tratti, prendiamo sicuramente un'altra multa, poi si sale verso il traforo e il cielo si apre un poco. Traforo, e siamo in Italia. Si scende verso la Liguria, si chiacchiera anche dei cazzi nostri, verso le 12 ci fermiamo ad un autogrill prima di Genova per il pranzo. Siamo in orario, come previsto, L. continua a guidare e si diverte a testare quest'auto a noleggio. Pian piano ci avviciniamo alla conclusione di questa ennesima "avventura" lavorativa e umana, che ci ha arricchito senz'altro. Sono le 15 abbondanti, e siamo a casa. 
La prossima settimana ci aspetta un altro impegno lavorativo, ancora insieme. Sempre in Francia. Lo vedremo. Ci sarà tempo per prepararsi? Chissà.

20161201

Lione, Francia (On The Road) - Novembre 2016 (1)

Mettiamola così: c'è chi, purtroppo, si ritrova con un lavoro noioso. Ammetto di essere stato fortunato, almeno per adesso. Questa probabilmente passerà alla storia come una delle settimane meno noiose mai vissute, quantomeno lavorativamente parlando. Come avete già letto, lunedì pomeriggio son partito per Mestre, martedì Nogaro per quell'incontro, ritorno in serata, cena con lafolle. Mercoledì 16 una "normale" giornata lavorativa, normali casini con l'aggravante della preparazione per il giorno seguente: riunione tra produzione, logistica, laboratorio e marketing, tutta dedicata al prodotto del quale sono responsabile per i flussi, come già spiegato, fabbricato, per il gruppo, solo qui alla fabbrica del paesello. Arriva quindi la fatidica data del giovedì 17 novembre, e dalle 10 alle 15,30 siamo impegnati in questa riunione, io ed altri colleghi. Si finisce alle 16 abbondanti, e a questo punto, io e il mio capo locale L., dobbiamo partire. In auto. Per Lione. Com'è accaduto, ve lo riassumo.
Anticipando i voleri della nostra Supply Chain, avendo già partecipato ad uno dei training che la Supply Chain Academy di gruppo propone, mi sono iscritto anche al corso "base" (Basic Supply Chain), insieme al mio capo. In principio, doveva essere di mercoledì, e a Bruxelles. Poi, è stato spostato a Lione, di venerdì. L'impegno di questa riunione del giovedì era imprescindibile e importante, quindi mi son messo a cercare una soluzione a livello di voli, ma è stato impossibile. Quindi, dato che, in teoria, da Rosignano all'aeroporto di Lione (luogo preso come arrivo per lasciare l'auto e prendere il Rhonexpress, che ci porterebbe comodamente a due passi dalla sede della nostra compagnia, dove sono già stato in settembre, e dove si svolgerà questo corso) ci sono "solo" 6 ore e 35 minuti da GPS, decidiamo di andare in auto. Per inciso, la moglie del mio capo ha lavorato spesso a Lione (lavora per la nostra stessa società), e lui ha percorso molte volte questa strada. 
Il viaggio è stato pensato così: accorciarlo all'andata di un'oretta circa, prenotando un albergo nei pressi di Chambéry, più precisamente a Saint-Alban-de-Montbel, sulle rive del lago di Aiguebelette, in modo da arrivare ad un'ora decente, dormire, svegliarsi presto, fare un'oretta d'auto per arrivare a Saint Exupéry, dove lasciare l'auto e prendere il già citato treno. Quindi, si parte, con quasi un'ora di ritardo sulla tabella di marcia. L. guida, gli piace. Dopo un'ora circa, ricevo una telefonata. E' l'albergo. Mi dicono che hanno un problema, sono in overbooking per via di un gruppo che ha prenotato da loro. Non capisco bene, ma si propongono di cercare una soluzione alternativa. Spiego loro che dobbiamo andare a Lione la mattina seguente, e che torneremo per dormire la sera del venerdì, come da prenotazione. E che siamo in auto. Ci risentiamo. Proseguiamo, e arriviamo poco prima del confine verso l'ora di cena. Ci fermiamo all'autogrill prima del Frejus, deserto, dove mangiamo un panino, beviamo un caffè, e compriamo delle patatine da sgranocchiare durante il resto del viaggio. Dopo poco arriva un sms dall'albergo. Propongono una sistemazione in centro a Chambéry. Controllo l'albergo, è distante 500 metri dal parcheggio più vicino, in una zona pedonale. Dobbiamo entrare in centro. No, così non funziona, secondo me perdiamo troppo tempo. Propongo un piano alternativo a L., che accetta, rispondo via sms all'albergo che per noi non va bene, e che se accettano di non farci pagare la prenotazione, lasciamo cadere la cosa e cercheremo un'alternativa per conto nostro. Accettano. Tutto via telefono, prenoto immediatamente due notti all'NH Lyon Airport, dove sono stato per una notte a settembre, visto che avevo il volo di ritorno presto al mattino e visto che è praticamente accanto alla partenza del Rhonexpress. Per non gravare troppo sulle spese, prenoto una camera doppia. La prenotazione va a buon fine, non avevo dubbi, l'hotel è enorme, re-impostiamo l'indirizzo finale sul GPS, che segna un orario prima della mezzanotte. Si passa il traforo, e stiamo in coda per un po' appena entrati in Francia, perché il primo tratto dell'autostrada è chiusa; ci sono camion, e passiamo in mezzo ad alcuni paesini. Poi si rientra in autostrada, comincia a piovere ogni tanto, ma la strada scorre e ci si avvicina alla metà. Prendiamo sicuramente una multa, vediamo il flash nitidamente. L. mi dice che dovrebbero essere 45 euro. Nemmeno troppo. Si prosegue chiacchierando e sgranocchiando, L. guida che è un piacere, e verso le 23,15 siamo all'aeroporto. Scegliamo il parcheggio davanti all'ingresso e alla stazione TGV, ha smesso di piovere. Parcheggiamo, prendiamo i bagagli, entriamo nell'aeroporto, guido la passeggiata verso l'hotel. 


In viaggio
Arrivati al Frejus
Casello per il pagamento del pedaggio del traforo
In terra francese
Finalmente, tra poco potremo riposare: l'ingresso dell'aeroporto di Lione
Il fascino dei corridoi degli aeroporti, non riesco a spiegarlo
Si, è stata una lunga giornata, ma l'umore è ancora alto
Check in, si sale in camera, ci sistemiamo, qualche altra chiacchiera, e si dorme fino alle 6.

20161130

Mestre/Nogaro (On The Road) - Novembre 2016

Eccoci qua, lunedì 14 novembre, subito dopo pranzo, direttamente dal lavoro mi metto in auto, gentilmente imprestata dalla mia sorellina (l'accordo è questo, in caso di impegni di lavoro), direzione Mestre. L'impegno è per domani mattina ore 10 circa, presso il deposito esterno di San Giorgio di Nogaro, zona industriale Aussa-Corno; l'incontro è tra me, la mia collega della sede milanese, responsabile per i rapporti con i trasportatori, i rappresentanti di un trasportatore sloveno che, data la chiusura a breve di un nostro deposito esterno in Slovena, passerà a fornirci servizi con carico dall'Italia, quindi "sotto la nostra giurisdizione" (fin quando caricavano dalla Slovenia, la giurisdizione era degli uffici bulgari), e naturalmente i proprietari del deposito di San Giorgio di Nogaro, nostri collaboratori storici. La mia collega M., che viene dall'hinterland milanese, non aveva voglia di guidare, quindi mi ha proposto di venire lei in treno, e di arrivare a Mestre questa sera, in modo che io la raccogliessi per portarla a Nogaro e poi, domani, la scaricassi nuovamente alla stazione ferroviaria lagunare. Dando libero sfogo alla mia passione di organizzatore, ho prenotato due camere all'hotel Best Western Bologna in Mestre, giusto di fronte alla stazione; la collega dovrebbe arrivare verso le 19, io conto di essere lì un poco prima. La giornata è discreta, almeno fino all'Appennino. Il tempo (come vedete dalle foto) cambia verso Barberino del Mugello. Una pioggerellina sottile mi accompagna fino a Bologna, mi fermo sul tratto verso Padova per un caffé e una scorsa alle email, e provo ad accoppiare via Bluetooth i miei due telefoni con l'auto, senza successo (con susseguente presa per il culo da parte di mia sorella). Cala il buio, mi immetto sulla Torino/Venezia, solito traffico sostenuto ma scorrevole, ed eccomi sulla direttrice per Venezia. Esco dove mi dice il GPS, e rimango bloccato all'uscita che immette direttamente su una rotonda enorme, che sopporta un traffico bestiale, ingigantito da un camion fermo in mezzo alla rotonda. Perdo quasi mezz'ora. Mi perdo leggermente nei pressi della stazione, riesco a raccapezzarmi, entro nel parcheggio dell'hotel che sono le 18,30 circa. Fa un freddo deciso, faccio il check in, e visto che la collega ha ancora un'ora per arrivare, decido di farmi un aperitivo intimo in camera, usando il frigo bar e guardandomi un episodio di Masters of Sex. Ho già fatto una ricerca online, e mi par di capire che il ristorante dell'hotel sia uno dei migliori della zona, quindi propongo di rimanere qui per cena; mi studio il menù. M. è arrivata, scendo per cena, e ce la passiamo discretamente, non c'è che dire. Pronti per il riposo, a domani.


Salendo verso Barberino
Ovviamente, prima di Roncobilaccio ("ci venne incontro un vecchio")
Sosta "nature calls" prima di Rioveggio
Di buon'ora facciamo colazione, check out, e siamo in autostrada, direzione Porpetto/San Giorgio di Nogaro. 9,30 siamo al deposito, salutiamo i collaboratori, caffè e convenevoli. I nostri ospiti si perdono, li recuperiamo. Sono tre, marito e moglie proprietari della società, non grande, ma con mezzi ben tenuti, la signora non parla una parola d'inglese, il tipo poco, la terza persona è una giovane slovena, che non assomiglia per niente a Melania Trump, che cura il traffico e parla un buon inglese, quindi funge anche da traduttrice. M. conduce la discussione, è il suo lavoro, io punteggio con qualche battuta. Visita al deposito, così approfitto per fare un inventario ad occhio, e nel frattempo arriva proprio un mezzo degli sloveni. Il capo rimbrotta in maniera dura l'autista che non indossa i mezzi di protezione e il giubbotto catarifrangente, e mi invita a mandare indietro i suoi autisti che si comportino in questo modo. Temperatura esterna fresca, ma giornata limpida. I nostri ospiti hanno un altro impegno, e ci lasciano prima di pranzo. Li salutiamo, e andiamo a pranzo con i due fratelli che gestiscono il deposito, e loro padre, un veronese vecchia maniera con il fiuto degli affari, che ogni volta mi fa bere troppo a pranzo. Il ristorante è lo stesso dell'ultima volta, che non vi ho raccontato, Antica Osteria ai Tubi, a Palazzolo dello Stella, ottimo ristorante anche di pesce, con bar annesso, personale professionale, elegantemente arredato, con una bella vetrata sul giardino, vicino al casello di Latisana. Chiacchiere in libertà tra lavoro e cose private, e via libera poco dopo le 14. Rifornimento carburante, e via sull'autostrada per riportare M. alla stazione di Mestre. Saluti e baci, via verso casa. Il ritorno, però, è corredato da un piacevole meeting fuori dal programma lavorativo. All'ora di cena, giusto giusto, mi incontro con lafolle, di passaggio in Toscana per lavoro. Ceniamo amabilmente Dal Pucci a Pescia (anche pizzeria, abbiamo provato la carne, buona, forse un pochino caro, locale carino), aggiornandoci sulle ultime nostre esperienze, e discutendo di tutto e niente, come nostro solito. Piacevole conclusione di un breve viaggio di lavoro per niente noioso.


Sulla Padova/Bologna, di ritorno all'imbrunire

20161129

Bucarest, Romania - Novembre 2016 (2)

Domenica 6 novembre mi sveglio per la colazione, e mi preparo con calma per uscire. Alle 10 ecco Ursula, una milanese che da molti anni vive a Bucarest, e che ha intrapreso con entusiasmo e preparazione il mestiere di guida locale. Ho scovato i suoi riferimenti online, e l'ho contattata perché offre itinerari personalizzati, a piedi e non (per escursioni fuori Bucarest), come piace a me (ricordate quelli a Budapest?). Abbiamo pattuito due mezze giornate in centro, dalle 10 fino verso le 14. Si parte con il Parco Cismigiu, vicinissimo all'hotel, con una sorgente d'acqua e che, in tempi migliori, è corredato da un laghetto, adesso in secca. La giornata è bella, quindi la temperatura è gradevole, molta gente in giro, Ursula mi racconta delle origini della città, mi mostra foto d'epoca interessanti, ci soffermiamo davanti al Palazzo Cretulescu, lato parco (vedremo poi l'altro lato percorrendo Strada Stirbei Voda), poi visitiamo la chiesa ortodossa sita in Bulevardul Schitu Magureanu (c'è in corso una funzione), prendiamo Stirbei Voda, lungo la quale c'è l'Università Nazionale di Musica, fino alla confluenza con Piata George Enescu, dov'è situato il teatro Ateneul, con il piccolo parco antistante, ed entriamo poi in Piata Revolutiei. Ursula continua a snocciolare fatti storici, anche relativamente recenti (la deposizione di Ceausescu me la ricordo, seppur vagamente), e pian piano ci avviciniamo al centro storico, Lipscani. Mi spiega della Biblioteca, data alle fiamme, della statua di Carlo I, del Palazzo Reale, della fuga di Ceausescu dopo il suo tentativo di imbonire la folla ormai sull'orlo della rivoluzione, la cattura, il processo farsa, alcune testimonianze di alti militari dell'epoca, da lei incontrati durante le sue attività in Romania.

Il chiosco interno della chiesa Stavropoleos
L'interno di uno dei negozi più belli e particolari di Lipscani
Uno dei molti caravanserragli, riadattati a moderno centro
Un negozio che è rimasto chiaramente arredato come all'epoca comunista
L'Hanul Lui Manuc dall'esterno
Due vedute della corte interna dell'Hanul Lui, anche questo un antico caravanserraglio
Un busto di Vlad Tepes
Altro negozio "comunista"
E un altro ancora
Altro esempio di architetture del passato inserite della città odierna
In Lipscani, dopo un caffè all'aperto (c'è davvero tanta gente in giro, come detto, bella giornata, domenica, e questo centro pedonale è perfetto per la passeggiata festiva), visitiamo la chiesa Stavropoleos, dove Ursula mi spiega un po' di iconografia ortodossa, la storia di questa chiesa, una delle più importanti a dispetto delle sue dimensioni, e approfondisce le radici di Lipscani, centro commerciale di scambi tra l'Asia e l'Europa, fatto un tempo di molti caravanserragli, poi arrivati fino a noi restaurati ma lasciati strutturalmente molto simili come a quei tempi. Oggi si prestano a diventare centri commerciali "naturali", e in effetti è la caratteristica di questo centro, davvero frizzante. Ursula mi fa notare come spesso, la ristrutturazione di questi edifici sia stata poco razionale: il piano terra è quasi sempre adattato a bar, ristorante, attività commerciale, mentre il primo piano è spesso abitato da rom, e non manutenuto, quindi fatiscente. E' davvero una situazione curiosa, particolare, e non molto sicura dal punto di vista strutturale.
Uno splendido quadretto all'interno del bagno del Tulin
Camera e salottino della mia stanza all'Epoque
Ci soffermiamo spesso davanti a negozi rimasti come ai tempi del regime, ottimi soggetti di fotografia, curiosiamo dentro alcune corti, sul retro delle attività commerciali, con rampe di scale che portano ad abitazioni private. Torniamo poi verso l'hotel, e quando assistiamo ad una scenetta poco gradevole (un giovane che vomita appoggiato ad una panchina, con un calmissimo poliziotto che lo sorveglia e telefona all'ambulanza), Ursula mi spiega che l'eroina qua è arrivata naturalmente con molto ritardo, e alcune fasce sociali stanno "facendo i conti" con questo arrivo. In generale comunque la sensazione è di sicurezza diffusa, quantomeno qua in centro. Torniamo quindi all'hotel, Ursula ha lasciato l'auto lì vicino, ci salutiamo e ci diamo l'appuntamento per l'indomani mattina. Io mi dirigo verso il ristorante Tulin, cucina libanese, dove pranzo. E' proprio davanti alla prima chiesa che abbiamo visitato stamattina, e mi tolgo la voglia di felafel. Mi ero preso qualche nome e indirizzo di ristoranti in zona, e devo dire che la prima scelta sarebbe stata il Monte Carlo, che si affaccia sul laghetto del Parco Cismigiu, ma stamattina, passandoci di fronte, ho deciso che con il laghetto in secca, tutto il fascino si perde, quindi vada per il Tulin, dove mi trovo bene. Nel frattempo, con la collega C. abbiamo rischedulato la cena per questa sera, ritrovo alle 19 in hotel. Dopo il pranzo, stancato dalla camminata, mi ritiro in stanza a dormicchiare, riposare i piedi, vedermi qualche telefilm in attesa della serata che, sono sicuro, sarà piacevole.

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Bucarest, Romania - Novembre 2016 (1)

Dopo Sofia, nella tabella di marcia c'è Bucarest. Il volo è con la compagnia ungherese WizzAir, già utilizzata in passato, low cost serie con prezzi naturalmente un poco più alti di Ryanair. Il volo d'andata è previsto con partenza nel primo pomeriggio di Sabato 5 novembre, dovrei arrivare per le 18 circa ora locale (un'ora in più rispetto all'Italia), ho prenotato una navetta per l'hotel con la stessa compagnia aerea, e questo mi ha permesso di organizzare una cena con due colleghe rumene. All'aeroporto di Pisa, sorge un problema: il volo ha un ritardo importante, tre ore circa. Questo significa arrivare oltre le 21. Disdico la cena via email, e mi dispiace. In volo solidarizzo con le assistenti di volo, verso le quali sono dirette delle critiche in lingua rumena da alcune passeggere scandalizzate per il ritardo: certo non è colpa delle assistenti. Arrivo che son quasi le 22, e cerco invano, al punto indicatomi, qualcuno con un logo WizzAir che rappresenti il servizio navetta, che mi immagino, sia stato prenotato anche da altri passeggeri. Inizio a chiedere informazioni, mi dirigono nel livello sottostante, nel parcheggio, in fondo al parcheggio. Esco dal parcheggio e noto un bus con logo WizzAir: sta caricando un equipaggio. Chiedo se è riservato solo agli equipaggi, il conducente mi risponde di si, ma un dipendente mi dice che il mio taxi mi sta cercando. Mi spiego così due sms che nel frattempo mi sono arrivati sul mio cellulare di lavoro, che non ricordo di aver lasciato né alla compagnia, né ad altri, ma forse mi sbaglio. Tra l'altro, la cosa che ha generato confusione, è che proviene da una compagnia di taxi privata, tra le diverse segnalatemi da una delle mie colleghe rumene, dicendomi di non prendere un taxi qualunque, nel caso ne avessi avuto bisogno. Torno nella hall degli arrivi, chiamo il numero dell'autista, e finalmente ci incontriamo. E' un ragazzo giovane, mi guida all'auto (una Skoda che sembra una Mercedes, sapete che non sono bravo con i modelli), e si parte, scusandoci reciprocamente per il malinteso. Scopro che il tipo lavorava per una casa farmaceutica, conosce, almeno di nome, la società per la quale lavoro, mi mostra alcuni palazzi importanti, arrivati in centro, mi dice che dovrei assolutamente uscire già adesso e andare in centro, che non è lontano dal mio hotel, perché è sabato sera e c'è un sacco di gente in giro, Bucarest è piena di fermento, ci si diverte, ci sono persone di ogni nazionalità. Ringrazio e saluto, sempre sorpreso che un servizio, che pensavo fosse effettuato via bus, si sia rivelato così "esclusivo", ma evidentemente, anche 10 euro di transfer (20 complessivi) non sono pochi per un servizio in Romania. L'hotel è un gioiello, si chiama Epoque Hotel, è in uno stile indescrivibile, vagamente antico ma chiaramente rinnovato con una certa cura, è situato in fondo ad una strada privata, ha un ristorante e un cocktail bar annessi, una hall ampia, personale sorridente e servizievole. Faccio il check in che sono ormai le 23, mi offrono dello champagne di benvenuto, faccio due chiacchiere con il receptionist, e salgo in camera per il meritato riposto. La camera è un appartamento, con disimpegno/salottino di ingresso, un bagno con due stanze (doppio lavandino/vasca, poi doccia/water/bidet), e una camera dal formato decente con armadio, scrivania e finestra. Mangio e bevo qualcosa dal minibar, mi vedo un telefilm e mi metto a dormire, domattina l'appuntamento con la guida che ho contrattato per due mezze giornate è alle 10 in hotel, quindi posso fare con calma e godermi un meritato riposo.


Palatul Cretulescu


Un particolare del tetto del Palazzo Cretulescu
Uno dei molti edifici del centro, dalla foggia particolare, e che necessiterebbero di restauro
blablabla


Il "bollino rosso" governativo obbligatorio sugli edifici ad alto rischio sismico, per evitare imbrogli immobiliari
Veduta laterale del Palazzo Reale
La statua equestre di re Carlo I di Romania...
...e dall'altro lato, il Palazzo Reale


La Biblioteca Centrale Universitaria, nella stessa piazza
Il palazzo che oggi ospita il Ministero degli Affari Interni
Particolare: il terrazzo dal quale Ceausescu tentò di fare il suo ultimo discorso, prima della fuga
Qui e sotto: vari palazzi del centro